+TEMPESTE -ARCOBALENI



Così, sono.

Doccia di fine maggio.

Una doccia per curarsi e levare lo sporco, in un orario inconsueto e capace di rendere artificioso il mio parlare. In silenzio scorrono canzoni allegre sul mio Ipod. Scuoto la testa, spengo tutto… e vado a lavarmi.

Boh.

Non voglio farti capire cosa abbiamo capito. Stasera inutile come il mio profilo Twitter. Domani getterò il telefonino dalla finestra. Ora dormo.

Le zanzare del mondo.

Mi sento addosso tutte le zanzare del mondo, pizzicano ovunque. Non ho sonno e non sono sporco. Non voglio fare la doccia. Non voglio fare niente, me ne convinco e mi giustifico. 

Odio le zanzare, odio le mosche, odio gli insetti in generale. Salvo le formiche, ma solo metaforicamente… da bambino le tagliavo a metà. 

Vai a letto prima di me, in modo tale che mi possa sentire solo ancora un po’. Non voglio essere importante, non per le zanzare. 

Zzzzzz.

Fermi tutti. Mi sono innamorato.

Quante volte l’abbiamo pensato? Un leggero brivido, la testa che esplode. Le mani che non si possono fermare, le mani che devono accompagnare. Il collo diventa pazzo e il piede consuma la scarpa.

Ascoltiamo qualcosa di bello e ci sentiamo meglio. Ogni errore scompare, ogni pensiero sembra evaporare. Limiamo per un po’ noi stessi, ci adagiamo su quel che vorremmo essere… accondiscendenti verso un futuro veramente nostro. Così come lo vorremmo, così com’è dentro di noi. 

Questo è ciò che la musica ti può dare se la sai ascoltare, se la sai capire, se la sai cullare. Non c’è un limite che le belle canzoni non possano disintegrare. 

Inebetiti ed estasiati: ascolteremo ancora, viaggeremo ancora. Senza una meta, senza un perchè. Ringrazieremo il cielo, ringraziamo chi lo rende sempre più celeste.

:D

L’acqua colorata.

Come i cocomeri quando mangi. Ti sporchi il viso, le mani. Un buon sapore che va conquistato. Andare un po’ là, un po’ quà, un po’ in sù, un po’ in giù. L’odore assillante, non se ne va, non capisci cosa vuole. Ti rigiri, una mano nell’altra.. ancora una volta. Vaniglia? Miele? Frutti tropicali? Sai di acqua colorata.

Quanto basta, mai basta. Per tutto il giorno, forse un giorno.

Non ci pensi quando finisce l’estate? L’hai mai fatto? I cocomeri scompaiono nel silenzio. Raccoglieremo qualche castagna, ci riscalderemo con un po’ di fuoco. Per qualche mese non ci mancherà l’acqua colorata, fino a quando non la riavremo su di noi, tra le mani, sul viso, nel naso, sul mento.. nella mente. Cadrà dalle dita, sgorgherà fino ai gomiti.

Rideremo ancora un po’, sporcandoci. Timidi come il primo Sole. Leggeri come la nuova stagione. 

E che palle però, io volevo scrivere qualcosa di carino sull’estate. A volte penso che Prato sia la mia Recanati.

Perchè.

Perchè Philadelphia è una città, un bel film o, più semplicemente, un formaggio spalmabile. Perchè di errori ne sono stati fatti tanti e continueremo a farne. Perchè non esiste il tempo perso, ma solo il tempo passato. Perchè proiettarsi all’indietro è un diverso modo di vedere il futuro. Perchè scrivere ci permette di vergognarsi prossimamente. Perchè qui sbagliamo, ci rigiriamo, pensiamo ma non agiamo. Perchè, forse, voglio andare via da questo posto. Perchè stasera è così. 

Perchè stasera Stupido.

7.

“Tu dove sarai?” 

“Da qualche parte, non lontano.”

Le caramelle gommose sono errori, o forse è il contrario?

Le caramelle gommose fanno venire le carie ai denti. Scrivere con una caramella gommosa in mano mi rallenta, mi appiccica le mani. Sgretolo il collume lavandomi le dita asciutte. Poi tutto rinizia, non ne posso fare a meno e, fin quando il sacchetto non sarà vuoto, continuò a ricaderci.

Adesso prendiamo noi stessi, prendiamo le nostre caramelle gommose. Ogni caramella gommosa ci rallenta, ogni caramella gommosa ci si appiccica addosso; dicono che sia difficile lavare via certe caramelle gommose. Lo diciamo anche noi?… E poi, sbagliando si impara? Non ne sono sicuro, il sacchetto non è ancora vuoto. E, nonostante quelle caramelle gommose sembrano essere tutte uguali, non riusciamo a rinunciarci.

Accidenti, ho sbagliato di nuovo! Caramelle gommose come errori, errori come caramelle gommose.. “Errori” al posto di “caramelle gommose”.

Una zanzara.

Non è che abbia molte cose da scrivere. Oh. 

Non è che abbia molto cose da fare. Già.

Non sono capace di vagabondare su tumblr. Dove dovrei cliccare? Foto datate? Come torno indietro?

Ho anche ucciso una zanzara, sul serio.

E quindi ci rincontreremo in un’altra vita, questa volta senza vincoli, senza qualcuno che ci guardi, senza se e senza ma. Sarà tra qualche anno, quando saremo grandi. Un’altra vita che sia sempre questa, solo un pochino diversa. Come il cacio sui maccheroni, come il pane e nutella.

Sei una zanzara e ti ho ucciso. Non volevo sapere troppo di te, non volevo essere tuo amico, sicuramente non ora. Riparliamone prossimamente.

Tutta la verità sul comandante Schettino.

Non ho letto quasi niente a riguardo, come sempre mi sono interessato poco. Ieri però ho sognato di scrivere una digressione sulla vicenda, una di quelle fatte bene, una di quelle dove la gente non può fare a meno di ondeggiare la testa su e giù pensando: “Parole sante ammiraglio, tutto a dritta.. le vele sono gonfie”.

Adesso mi sono già dimenticato quel bel discorso. Chissà quanti applausi avrei potuto ricevere, che peccato. Non posso fare a meno di maledire la mia memoria, anch’essa arenata. Qui però fatico a scorgere superstiti superstiti. 

Immagine di chi? Immagine di cosa? Non ci sono significati, e anche se ci fossero li ricondurrei a me stesso. Amo l’egocentrismo, posso far si che ogni singolo evento di questo Mondo sia una allegoria di quel che sono. Così, quando affonda una nave, sono le mie speranze a crollare. Quando un comandante sbaglia una manovra, è la mia cognizione di causa a vacillare. Quando viene eletto un eroe, è la mia autostima che si vuole ribellare e quando ci sono dei morti, è perchè non c’è più niente da fare.

E così scrivere mi rende simile ad un ghostbusters, un raggio fatto di tasti intrappola il male in una scatola di luce. Questo c’entra poco con le navi, questo c’entra poco con Schettino, ma cosa importa? Bisogna sapersi vendere, i pesci abboccheranno.

Un tavolo. Una macchina del tempo.

Un voltalgan letto al contrario. Uno yogurt finito, rimasuglio zuccherino. Due telecomandi e una sola tv. Uno schermo acceso. Un paio di bacchette per non perdere le mani. Un diario simpatico che parla di tristezza. Un barbapapà gonfiabile. Il propoli. Un bicchierino vuoto e una bottiglia che sta per tirare le cuoia. Dei fogli e della carta igenica. Una molletta di legno. Dello spray per il naso. Un cellulare sfruttato male. Penne, pennarelli, lapis e un metro di legro. Ci sono anche un microfono e delle casse. Vedo un dvd da aprire. Una luce blu condita da una memoria esterna. Due spiccioli e un porta cd vuoto. Delle cuffie, per ascoltare meglio cosa hai da dire.

Cerco di guadagnare tempo, cerco di ricordare il tempo che passa. Tutto ciò che dimentico diventa tempo mai esistito, tempo mai vissuto. Tutto quello che non ricordo è un letargo in cui non sono entrato di mia spontanea volontà. 

Quando rileggerò di questo tavolo, rivivrò il tempo… tutte le volte che voglio.

2002/03, cazzo come passa il tempo.

Cazzo come passa il tempo. Le prove in soffitta, la batteria sgangherata, i primi 4/4(fatti male), le canzoni scout con gli scout. “LM come le sigarette?” “No, come “l’è maiala”“.. e voi invece?.. “I Vespasiano” o “I Bietols”? Il concertino alla parrocchia, la prima esibizione, sentirsi un re suonando di merda. C’era quella cover dei Nirvana, quell’altra di Elton John e anche “Generale”.. e come dimenticare “Il falco volava”?

Avere 22 anni e già pensare a quanto era bello averne 13, andiamo di nulla.. andiamo di ricordi! Cazzo come passa il tempo, cazzo che nostalgia.

Barbapapà nero.

Prima ho vomitato 3 secondi. Il problema sono io o forse te?

Andiamo al circolo.

Dammi ancora 3 secondi. Mi voglio perdere a quell’incrocio, quello piuttosto buio. Perchè nel poco raccomandabile sento che, in fondo, niente è troppo diverso da me.